Postura asimmetrica e suoi effetti

Quando una postura , a causa di sovraccarico meccanico o per ripetitività del gesto si definisce come “postura incongrua”: è questo il caso dell’arbitro, sia esso professionista o dilettante. La sua attività sportiva effettuata in maniera asimmetrica, è causa di squilibri a tutto il sistema tonico posturale. Tali squilibri possono divenire nel tempo causa di dolori ad articolazioni e muscoli e limitare l’atleta nella pratica dell’attività sportiva stessa.

Sappiamo  che ogni arbitro ha un arto dominante e di conseguenza un piede “d’appoggio”. In questa situazione, il piede d’appoggio  sopporta il carico maggiore, mentre il piede controlaterale, sarà esente parzialmente dal carico e su di esso verrà impressa una notevole quantità di forza esplosiva ad alta velocità.

L’azione del correre non consiste solo nella semplice flessione dell’anca ed estensione del ginocchio, ma è anche caratterizzata da un’importante componente in adduzione del movimento articolare. Ne deriva che la pratica intensa di questo sport richiede una potente attività dei muscoli adduttori, che è quindi responsabile dello sviluppo accentuato e di sovraccarico di questi muscoli.

E’ intuibile quindi come si riscontri spesso asimmetria nella postura dell’arbitro.

L’impegno atletico dell’arbitro è oggi scandito da ritmi di allenamento non indifferenti: i carichi di lavoro e i frequenti spostamenti logistici costringono a recuperi veloci ed ogni particolare tecnico-atletico deve essere curato nei dettagli e non sempre si ha il tempo di farlo.

Anche l’assetto del piede è di fondamentale importanza, non solo ai fini della miglior funzionalità dello stesso, ma anche dal punto di vista posturale, coinvolgendo le articolazioni di ginocchio, anca, bacino e schiena.

Quest’ ultima, proprio a causa dei continui spostamenti ( macchina-treno-aereo), dei cambi continui di terreni di gara e dei diversi alberghi in cui si soggiorna,è sottoposta a continui adattamenti ai quale rispose con meccanismi di compenso,generando anch’essa vizi di postura e retrazione della catena muscolare posteriore( polpaccio-ischio crurali-paravertebrali),causa frequente di lombosciatalgie e traumi muscolari del polpaccio e del bicipite femorale.

La necessità, da parte dell’arbitro di dover esprimere un gesto tecnico di corsa e gestualità comunicativa correttamente, ad alta velocità o comunque in condizioni di equilibrio precario impone la ricerca del miglior assetto monopodalico.

L’articolazione tibio-tarsica e tutta la struttura del piede dell’arbitro sono quindi a rischio per l’imprevedibilità e l’occasionalità di  situazioni di gioco che possono stressare oltremodo le strutture legamentose e tendinee, oppure per come debbano sopportare un carico massimale anche in condizioni estreme, in relazione a condizioni di terreno duro, dove il trauma metatarsale è frequente in corrispondenza dei tacchetti o della regione tendinea achillea. Questi ultimi possono trasmettere gli effetti negativi dell’urto sul terreno all’articolazione metatarsofalangea, un punto anatomico molto delicato o ripercussioni sul tendine d’achille, assai frequentemente.

Quando poi la pratica continua negli anni, la minor elasticità tendinea e legamentosa può creare seri problemi.

Se tutto questo vale per l’arbitro professionista ancor di più varrà per la stessa categoria a livello dilettantistico, che spesso incontra campi non in buone condizioni e dove frequentemente la preparazione atletica non è ottimale.

Quindi il consiglio che darei è di lavorare sin dai primi anni di attività sulla prevenzione di tali possibili eventi attraverso:

riprogrammazione posturale globale e massaggio catena posteriore il giorno dopo la gara;

valutazione dell’appoggio podalico ed eventuale plantare posturale di correzione;

1 seduta a settimana in acqua, il lunedì o martedì lontana dalla gara della domenica;

un lavoro sulla cintura addominale in isometria e core stability prima di ogni allenamento;

stretching posturale globale a fine allenamento intenso.

 

Dott. Riccardo Torquati