Stimabile maestro.
Questo significa Gasperini in latino. Gasparus, per l’esattezza. E se è vero che sempre come dicevano gli antichi nel nome c’è il destino, mai come in questo caso la massima ha il suo compimento.
Gian Piero Gasperini è un maestro. Di calcio. Uno che insegna calcio. Movimenti nella pratica. Quella teoria frutto di studio, di schemi, di ricerca su come applicare le caratteristiche di un calciatore all’espressione in campo. Solo il talento si può lasciare al caso, alla libertà. Tutto il resto è allenabile.
Dea o Grifone.
Crotone o Palermo,
Ragazzi della Juventus o campioni come Milito e Thiago Motta.
Tutti, ieri oggi e domani sono passati, stanno passando o passeranno attraverso il suo credo, il suo lavoro.
Gasperini è nato a Grugliasco e fece un provino a dieci anni con le giovanili della Juventus per fare felice il suo papà: grande tifoso della Signora.
Dieci anni. Di sorrisi e speranze.
Una buona carriera da centrocampista, da mediano, “sempre lì nel mezzo fin che ce la fai”. A 35 anni gli scarpini appesi al chiodo ma ancora tanta tanta voglia di vivere calcio. Anzi: farlo vivere. Trasmettere ai giovani la sua visione, la sua idea di calcio. Un idealista, un trasformatore. La Juventus lo ingaggia e con la Primavera bianconera vince tutto. I ragazzi lo seguono. Ha valori da trasferire, con una carezza o con un rimprovero. Non è uno tenero, il mister.
Per niente.
Le regole si rispettano.
Punto.
Diventano grandi loro, diventa grande lui.
Criscito, Di Ceglie, Bocchetti, Marchisio, Mirante … ne ha lanciati tanti, molti arrivati in serie A.
Come lui.
Dalla serie C con un Crotone entusiasmante al Palermo, il Genoa, l’Atalanta.
Con un unico cruccio: non avere avuto- almeno sinora- la sospirata possibilità. “Non ho mai allenato una grande, perché quelle poche giornate come allenatore dell’Inter non fanno molto testo. L’Inter era in quel momento una grande decaduta”, dirà un giorno.
Ha dovuto ricostruire, Gasperini.
Se stesso e il suo calcio.
Dopo aver fatto maturare campioni come Milito e Thiago Motta, nel suo segno sono giunti al grande palcoscenico Gagliardini, Conti, Caldara, Spinazzola, Petagna e molti ne verranno.
Il suo calcio è intensità e parallele che si incontrano. Come l’impossibile: la sua Atalanta sembra alle corde e invece quelle corde le ribalta e le domina. Spiazzando l’avversario col bel gioco e la tanto ammirata voglia di coraggio “all’inglese”.
La Champions con l’Atalanta è il sogno. È la fine di un ciclo, con molta probabilità.
A 61 anni Gasp vorrebbe affondare le sue radici in qualcosa di diverso. Una grande da fare ancora più grande. In cerca di riscatto. O di quella vittoria che non arriva mai.
Allora le piste sono due: la Roma del dopo Ranieri per ricostruire, o la sua Juventus se Allegri dovesse lasciare per tentare l’assalto alla coppa più amata e sfuggente.
Azzardo o scommessa?
Roma o Juventus?
La Juve sarebbe appunto la scommessa più bella. Difficile la Signora punti su di lui. C’è Deschamps che fa capolino tra le idee dei massimi dirigenti.
La Roma è l’azzardo.
Giocare al rialzo con chi sta al tappeto. Una sfida alla Gasperini, appunto. Franco Baldini, il consigliere più ascoltato dal presidente Pallotta ha già telefonato al tecnico Piemontese. Che vuole capire bene quali siano i programmi. Quelli che non hanno convinto Antonio Conte. Sarà quel che sarà.
La grande occasione sta per arrivare. E stavolta Gian Piero Gasperini se la vuole giocare come dice lui: corsa, sacrifici, regole. L’inglese Gasp è pronto. O meglio: he is ready!
Marco Lollobrigida (Giornalista Rai)



















