All’entrata c’è scritto: “This Is Anfield”. Questo è  Anfield. Una frase che suona tanto come una amenaza per dirlo in spagnolo. Una minaccia.

Roba da film. Pare. Sentimenti e non ragione. Ecco: ad Anfield un tempio del football tutto è possibile. Sentimenti e ragione. Quelli che ha messo Klopp nella sua creatura. Scendiamo in campo coi sentimenti dei forti, all’arrembaggio senza paura ma con concetti di gioco chiari. Un Liverpool diverso per certi aspetti, viste le assenze di rilievo. Diverso ma senza derogare dalle convinzioni del suo allenatore. Per molti un Crazy Man, un pazzo visionario, uno che sta riportando il Liverpool in cima al tetto del calcio europeo. Klopp il profeta del tempio del Liverpool. Capace di far volare la sua squadra con l’impeto del vento freddo del Mersey Side. Di farla volteggiare come la musica innovativa dei Beatles.

Non c’era Salah, non c’era Firmino, e il Liverpool per questo sembrava una sedia di antiquariato: nobile per storia ma senza due gambe. Instabile quindi e già indicata come vittima predestinata. Non c’erano quei due imprevedibili funamboli: erano in tribuna con la leggenda degli ultimi anni dei reds: Steven Gerrard. Sugli spalti di un palpitante Anfield.

Loro, spettatori dell’incredibile .

Della notte a cento all’ora di Origi e Wijnaldum, dei muri costruiti con perizia da Matip e Van Dijk. Dalle smanacciate volanti di Alisson che dopo la remuntada con la Roma si concede il dolce replay un anno dopo.

El txangurri torna nella sua tana. Grigia come la sconfitta.

Qua è tempo di colori, sciarpe al vento a mimare un trionfo e cori mai domi a intonare un grande amore.

You’ll Never Walk Alone

 

Marco Lollobrigida (Giornalista Rai)