“10” Mancini

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Dieci.

Sulle spalle.

Nella vita.

Un numero dieci resta attaccato addosso per sempre: è un destino. Immensità stampata sugli almanacchi, nelle statistiche, nei video sbiaditi dal tempo il cui l’hd era semmai una sigla di qualche motocicletta a catena e odore di benzina.

Mancio era un numero 10.

Roberto Mancini era un fuoriclasse.

Oggi più che mai. Solo uno con una classe e una storia fuori dall’ordinario poteva affrontare la rinascita azzurra. Esserne l’architetto.

È l’abito perfetto per l’uomo al posto giusto.

Da allenatore di club ha vinto, guadagnato, mantenuto quell’aura di grandezza che aveva quando giocava con la Samp prima e con la Lazio poi. Il dieci. Che indica un domani.

Elegante e sobrio.

Scaltro e intelligente.

Sempre educato e disponibile.

Da commissario tecnico dell’Italia Mancini sta mostrando il meglio di sé. Quella gioia di allenare e scoprire. Far ripartire un motore inceppato dall’umiliazione della caduta con la Svezia in una notte di novembre. Fredda come un non ritorno.

Si riparte. Con una Italia Giovane figlia di un risorgimento necessario. Barella, Sensi, Verratti, Kean, Bernardeschi, Donnarumma. Alcuni tra tanti voluti da Mancini per la ricostruzione.

Un’opera complessa, ma necessaria. Mancini da ct è perfetto: ama l’Italia, il nostro calcio, ne è stato un grande rappresentante. Un’icona per molti di quelli che adesso allena: con qualche capello bianco ma sempre in forma, indossando una tuta e lasciandosi andare a qualche palleggio leggero. Carezze che con classe dispensa anche quando allena.

A Coverciano è uno spettacolo vederlo dirigere l’allenamento con un circolo di ragazzi intorno che lo ascoltano come un oracolo.

L’obiettivo è l’Europeo del 2020. Per ora.

Due partite, con Finlandia e Lichtenstein, e due vittorie: avversari non irresistibili, certo. Ma non era scontato si partisse così bene e senza inciampare. Sempre meglio un buon inizio. E questo lo è stato. Mancini ha perso solo due gare da quando è alla guida dell’Italia: con la Francia campione del mondo e con il Portogallo campione d’Europa. Si lavora per ridurre e poi eliminare quelle distanze.

Perché l’Italia s’è finalmente desta.

L’Italia delle quattro stelle riparte.

Voto: 10.

Come il suo ct. Uno che segnava di tacco e comandava la fantasia.

E adesso la fantasia è al comando.

 

Marco Lollobrigida (giornalista Rai)

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E' un giornalista italiano di Rai Sport, voce e volto della Domenica Sportiva. Inizia a poco più di venti anni, con la passione di un ragazzino, facendo tutta la gavetta per anni in alcune tv locali, ed inizia le telecronache con un derby Roma-Lazio di calcio a 5 di vecchie glorie, per entrare finalmente in Rai nel 2001. Inizia come telecronista di coppa Italia, per arrivare nel 2012 a commentare gli Europei e nel 2014 i Mondiali di calcio. Conduttore di diversi programmi Rai dedicati al mondo dello sport, tra cui Calcio Champagne, nel 2019 arriva al timone di "La Domenica Sportiva" insieme alla collega Giorgia Cardinaletti.