La tavola delle leggi (del calcio) secondo Luciano:
• Riportare l’Inter in Champions League.
• Ridare fiducia a un ambiente smarrito e abbattuto.
• Trasformare Brozovic in uno dei migliori registi della serie A.
• Consacrare Mauro Icardi come miglior centravanti in area di rigore in Europa.
• Costruire una squadra da scudetto.
Sono i cinque punti della tavola delle leggi portata a Milano da Luciano Spalletti.
In 15 mesi il mago di Certaldo ha fatto tutto questo. Ha navigato in un mare in tempesta, lo ha acquietato, ne ha tratto forza e virtù. Ha ridato all’Inter quel posto che le spetta tra le grandi.
La Beneamata mancava dalla Champions League da sei anni. Sei lunghissimi anni a guardare gli altri accompagnati dall’inno della Champions. Una specie di beffa del destino per chi rappresenta l’ultima squadra italiana ad aver vinto la Coppa dalle grandi orecchie, la più ambita, la più importante nel continente.
Spalletti ha ricevuto critiche, è stato oggetto di legittimi dubbi, e di facili incertezze. Ha inanellato vittorie e sconfitte. In questa altalena ha mantenuto un equilibrio che pochi gli riconoscevano. E alla fine la sua Inter è nata.
Si è ritrovato tra le mani una pietra grezza, Brozovic, da plasmare. Come gli è accaduto in tempi remoti.
Spalletti rimane per capacità tattiche uno dei migliori allenatori in Italia.
Uno dei pochi capaci di inventare un ruolo ai calciatori.
Nel passato: Pizarro, Taddei, Perrotta, Totti, Rudiger, e tanti altri.
Oggi, appunto, Marcelo Brozovic: il croato che sembrava inadatto a ricoprire un ruolo a centrocampo dove serve soprattutto continuità; dove si necessita concentrazione e non corrente alternata che, invece, sembrava il motore di spinta di questo raffinato calciatore croato. Ebbene Spalletti ne ha fatto un regista. Il regista che gli mancava: tecnica, visione di gioco e tempi da dettare. Oggi “Brozo” è un compendio di qualità che ne fanno fonte di giocate e autorevole presenza.
Ha poi affidato le chiavi dello spogliatoio e dell’attacco a Mauro Icardi. Uno con le stimmate del centravanti. Gol a raffica e presenza costante in area di rigore: un leader non silenzioso, ma trascinatore dall’animo profondamente nerazzurro.
Ecco: Icardi è davvero interista. Uno che conosce il significato di vestire quella maglia, capace di dire : “non mi sono mai pentito di lasciare il Barcellona. E non penso di andare via da Milano: l’Inter è la mia vita”.
In un calcio di bandiere ammainate è un valore (umano) aggiunto.
L’Inter è adesso una squadra completa. Difficile dire se sia l’anti-Juve. L’unica nemica della Juve nella corsa al titolo è la Juve stessa: solo se la signora rallenterà e andrà in crisi allora le altre potranno approfittarne. Il Napoli, certo. E anche l’Inter. Che Spalletti in 15 mesi ha trasformato: da un enorme rimpianto che guardava al passato a una squadra forte che volge lo sguardo al futuro: uno scudetto che nei prossimi anni non sarà più un miraggio.
Ci sono i soldi cinesi.
C’è una dirigenza capace.
C’è un allenatore che sa di calcio come pochi. Anche se a Madrid molti giurano: il prossimo anno il Cholo Simeone allenerà l’Inter. Un eroe dei Colchoneros all’ombra della Madonnina.
Sono solo chiacchiere e distintivo? Vedremo.
Intanto: Lucio a San Siro.
Le sue leggi hanno riconsegnato grandezza a una nobile decaduta per troppo tempo…
Marco Lollobrigida (giornalista sportivo)

















